domenica 28 febbraio 2010

Libraio per caso


"E' sicura di volerlo acquistare?". Non mi era mai capitato di arrivare alla cassa di un qualsiasi negozio e sentirmi fare questa domanda. Tanto meno in una libreria. Eppure qualche settimana fa, in corso Garibaldi a Milano, nella piccola ma meravigliosa Libreria del mondo offeso mi sono sentita proprio dire così. D'istinto ho tirato indietro la mano, sgranato gli occhi, chiesto se quello che stavo acquistando era così male. Il libro in questione era "Libraio per caso. Una vita tra autori e lettori" Romano Montroni. La ragazza alla cassa sorride, si gira di scatto e tira fuori dalla sua borsa "Vendere l'anima", il primo libro di Montroni. Poi mi chiede: "Non hai intenzione di aprire una libreria, vero?". Ero appena stata al Libraccio di via Solferino che svendeva tutto per chiusura attività. Il giorno prima, a lavoro, la correttrice di bozze mi stava parlando del suo sogno di aprire una libreria, un altro collega ci racconta della decisione di una sua cara amica di chiuderne una. La ragazza della libreria continua ad aspettare, decido di comprare il volume "di quello delle librerie Coop" e mi sembra di darle una pugnalata a tradimento. Lei è lì grazie a quel libro che vende, forse chiuderà a causa di quello stesso libro.

La simpatia, è ovvio, va sempre alla piccola libreria dell'angolo, ma poi acquistiamo alla libreria Fox. Il perché mi rimane difficile da capire...la praticità di un servizio 7 giorni su 7? La grande quantità di libri? Gli sconti? O i consigli che arrivano da tv, giornali, web che non fanno sentire più la necessità di avere un libraio di fiducia, che ti conosca abbastanza da poterti consigliare?
Di librerie non ce ne sono mai abbastanza, ognuna si conquista il diritto ad esistere per le proprie peculiarità, per ciò che può offrire. Solo i libri negli scaffali del supermercato non mi piacciono, ma solo perché vengono spesso trattati e guardati senza il giusto rispetto, come anche certi prodotti di enogastronomia locale o certi vini d'annata riesco ad immaginarli sono nelle botteghe o in un'enoteca. Chiamatelo snobismo, se credete. In fondo, mi sembra solo una cattiveria che anche chi vende l'anima debba stare alle reglole di bilancio.

martedì 1 settembre 2009

Qui Milano / Il mondo in una stanza

Cercare una casa o una stanza a Milano è un'esperienza che lascia una serie di aneddoti da poter raccontare per le prossime cene a venire. Dal monolocale a 700 euro con letto a scomparsa ("In stile cugino di campagna", come lo ha descritto Francesca), alla singola con passaggio, ovvero letto in un salone da dove tutti i coinquilini devono transitare per uscire di casa. I canali sono sul web: easystanza e kijiji, quelli che vanno per la maggiore. Gli inserzionisti sono più o meno allenati e i più bravi si riconoscono perché indicano subito l'essenziale: collegamento mezzi, luminosità dell'ambiente, quante persone ci vivono, presenza di internet o lavatrice. I più nuovi, invece, puntano sul prezzo, carina, mobili in buono stato...Dietro ogni annuncio, però, c'è un mondo. Dai due amici in cerca di un terzo per accaparrarsi un appartamento imperdibile zona Navigli, alla ragazza reduce da un'esperienza devastante che cerca coinquilina ordinata, pulita, rispettosa spazi altrui, a chi preferisce un ambiente gay-friendly, a chi viene a Milano per pochi mesi e non sa dove andare. Ma c'è chi affitta una stanza come soluzione ai piccoli/grandi intoppi quotidiani. Ed ecco che una coppia di 60enni cerca fanciulla tranquilla ("data la nostra età") per ammortizzare le spese e non lasciare una cameretta vuota; un uomo pieno di impegni ma separato offre un affitto basso a persona che faccia compagnia per poche ore a settimana alla figlia che esce da scuola. E chi si è accollato un mutuo per comprarsi la sua prima casa ed è disposto a dividerla per rientrare in parte con le spese.

Qui Prato/ Vietato giocare

Dopo aver attraversato Milano in macchina nel primo giorno di rientro di tutti i milanesi, sono arrivata a casa lasciandomi cadere sul letto. Squilla il cellulare e vedo che è Derry, il mio amico che chiama da Prato. Voce concitata, agitazione a mille e mi racconta - sconvolto - che è a farsi un giro al parco dell'Ippodromo e vede una scena surreale: un gruppo di ragazzi, italiani e stranieri, giocano a pallone, delle guardie vestite di verde («No, non è l'esercito...sarà la forestale? Il Wwf? Ele, non lo so ma è incredibile!») li fermano e ordinano di interrompere la partita. Perché? Derry non lo capisce, sa solo che una partita di pallone ai giardini non è penalmente perseguibile (lui che di pallone non ha mai capito niente, ma di giocare sì) e mi chiede di farlo sapere a Gianni, in veste di fidanzato-fotografo. Nel frattempo arrivano anche i vigili urbani e spiegano che la partita non si può fare...all'entrata dal parco (uno dei più grandi della città, dove ho imparato a camminare, andare in bicicletta - con e senza ruotine - pattinare altro...) c'è tanto di cartello: VIETATO GIOCARE A PALLONE. I vigili e le guardie del Wwf fanno il loro lavoro e se pur con un po' di imbarazzo fermano ragazzini intenti a divertirsi, il divieto c'è da tempo ma nessuno ci fa caso finché non viene "pizzicato". Un divieto assurdo, un provvedimento che non riguarda solo Prato: è così anche nei parchi di Sesto Fiorentino, per esempio. Come può venire in mente ad un assessore un divieto simile? Non hanno figli o non sono stati ragazzini?
«Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano» - A. Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

venerdì 28 agosto 2009

Questione di grammatica

Da tempo, leggendo La Repubblica, salto a piè pari le famose dieci domande al premier. Tra le tante notizie più o meno preoccupanti, curiose, divertenti che si possono trovare nel quotidiano gli interrogativi sulla vicenda Noemi - legittimi, come qualsiasi domanda - non attraggono più la mia attenzione. Tanto si sa, domandare è lecito, rispondere è cortesia. E il presidente del Consiglio non ha risposto fino ad oggi, non mi aspetto che lo faccia domani. Mi ha stupito la notizia che Silvio Berlusconi abbia addirittura citato in giudizio il quotidiano chiedendo un risarcimento di un milione di euro. Non ne capisco la necessità, ma soprattutto i presupposti: un giornale (ma anche un mister X, sarebbe lo stesso) fa delle domande, uno se vuole risponde, se non vuole sta zitto. Ai posteri l'ardua sentenza. Leggendo le motivazioni sui giornali (non solo Repubblica), leggo i seguenti virgolettati:
- si tratta di "domande retoriche" che "non mirano ad ottenere una risposta del destinatario, ma sono volte a insinuare nel lettore l'idea che la persona "interrogata" si rifiuti di rispondere".
- sono "palesemente diffamatorie" perché "il lettore è indotto a pensare che la proposizione formulata non sia interrogativa, bensì affermativa ed è spinto a recepire come circostanze vere, realtà di fatto inesistenti".
Non voglio dare un giudizio su queste affermazioni, ma mi domando: se è chiaro dalle elementari cosa sia una domanda retorica (in genere è una domanda da cui non ci si aspetta risposta), cos'è una domanda diffamatoria?

venerdì 21 agosto 2009

Ultima settimana di agosto

Nonostante i quasi 40 gradi, i vestitini scollati e la città deserta, il pensiero va all'ultima settimana d'agosto. Gli ultimi giorni dell'anno, di fatto, con settembre alle porte. Perché settembre rappresenta un nuovo inizio, il vero capodanno di fatto: una sensazione forse legata ai tempi della scuola, sottolineata da una candelina in più che mi spunta davanti proprio a fine mese. E così quest'ultima settimana diventa quella dei buoni propositi, dei progetti, del riscoprire la parte più propositiva di noi stessi. Un entusiasmo al profumo di quaderni intonsi e matite colorate, piccole gocce di ottimismo come sassi in tasca per affrontare una giornata di vento.

giovedì 20 agosto 2009

Qui Prato/ Benvenuti in città


Da pratese che vive a Milano la parte d'Italia che conosco meglio è il collegamento ferroviario tra le due città. Ma l'occhio butta sempre là, nella città di Malaparte che già lui definì con parole non sempre lusinghiere ("città dello sconforto"), ma sempre attuali. Una città che anche negli ultimi giorni è alla ribalta della cronaca nazionale per i cinesi (imprenditori, frutta e verdura, illegalità...tutto aggettivato "cinese").
Prato è anche altro, una città bella, con un centro storico potenzialmente interessante, dove c'è tanta arte, dove si mangia bene e si possono vedere diverse realtà l'una dentro l'altra. Lo sanno bene i turisti, sempre più numerosi, che la vanno a visitare. Nel fine settimana pre-15 agosto sono stata in centro e ne ho visti diversi: dopo anni vissuti all'ombra di Firenze, concentrata solo sul tessile, Prato fa scoprire al mondo i propri tesori. La mia reazione è stata istintiva: Peruzzini (direttore dell'Apt) e il suo staff hanno lavorato bene. Troppo bene. Questi olandesi con la cartina in mano, che vagano persi in piazza del Comune, i tedeschi che si sventolano in piazza del Duomo cercando disperatamente un bar aperto. Un negozio dove acquistare un souvenir, una bottiglietta d'acqua, dove refrigerarsi. Va là, per quattro turisti in croce non vale la pena stare aperti. Ma c'è chi invece non chiude: le pizzerie di piazza Mercatale, per esempio. E qui emerge la nota ospitalità pratese. Ho visto una famiglia straniera di 5 persone chiedere per un tavolo: il cameriere non sapeva l'inglese, ma per intendersi bastano i gesti, magari un sorriso. Invece li tratta i maniera oltremodo sgarbata, li fa aspettare, prepara un tavolo (ma con quattro sedie), fa ordinare prima a chi è arrivato dopo (ovvero me e il mio fidanzato)...essendo stranieri ma non scemi, i cinque si alzano e se ne vanno. Il cameriere li guarda con aria scocciata. Io, da pratese, mi sono vergognata.

Orrori in spiaggia?

In questi giorni imperversa la polemica anti-burkini, il costume delle donne musulmane che a Verona ha scatenato le proteste di mamme in piscina preoccupate per i propri figli "spaventati da vedere donne mascherate". Problemi di igiene, secondo il direttore della struttura. Intanto, come si legge sui giornali di oggi, Gianluca Buonanno, sindaco di Varallo (Vercelli) ha firmato un ordinanza per vietare alle donne di indossare il burkini per fare il bagno nel fiume, perché - ha spiegato il primo cittadino - “la vista di una ‘donna mascherata’ potrebbe creare turbamento, soprattutto tra i più piccoli, senza parlare poi – ha aggiunto – di eventuali problemi igienici”.
Non mi domando se a Verona o Varallo si possa parlare di razzismo, ma semmai come vivono i bambini di queste zone. Presumo senza tv, senza andare in spiaggia o senza uscire di casa. Perché se certi volti rifatti, certi topless improbabili, il turpiloquio sfrenato e certe scene di film o programmi non hanno bloccato la loro crescita, cosa potrà mai fare un burkini? In attesa di andare a fare shopping in via Varanini a Milano, aspettiamo che passi questa heat-wave agostana che fa sobbollire i cervelli.